Identikit dei vini naturali

Vini naturali, identikit e le nostre scelte

Quali sono e che storia hanno, come spiegarli e presentarli al meglio. Parliamo di vini naturali, indefinibili per definizione.

“Di cosa che è in natura, che è secondo natura, conforme all’ordine della natura”. Così la Treccani spiega l’aggettivo naturale. Siamo partiti da qui, da questa descrizione quanto mai aperta per provare se non a definire, almeno a circoscrivere una categoria di vini sempre più importante (mediaticamente oltre che numericamente) e sempre più evidenziata nelle carte dei vini. Una descrizione che, per la sua estrema genericità, non può condurci da nessuna parte. Proviamo allora a fare anche l’esercizio inverso, chiedendoci cosa non sono i vini naturali. 

Cosa non sono i vini naturali

Non sono una categoria di vini giuridicamente riconosciuta. Intendendo per naturale l’opposto di sintetico tutti i vini sono – per natura – naturali. Non rispondono a un disciplinare specifico o – meglio – non a un unico disciplinare. Non sono (necessariamente) vini biologici o biodinamici anche se nessuno vieta che un vino certificato biologico sia anche un vino naturale.

I vini naturali non sono una moda passeggera. Non solo perché se ne parla da almeno un decennio, ma anche perché rispondono sostanzialmente a un metodo di produzione arcaico, sperimentato a lungo nel corso dei secoli (diciamolo, fino a un secolo fa tutti i vini erano vini naturali). I vini naturali non sono buoni così come non sono difettosi a prescindere: possono essere eccellenti o avere puzze (anche marcate) come tutti gli altri vini (i cosiddetti convenzionali). Sono vini che però richiedono un plus di attenzione durante la degustazione, un ascolto, il giusto racconto, per poter essere apprezzati appieno.

Vini naturali: un po’ di storia

Quindi, per tornare alla nostra domanda: “Cosa sono i vini naturali?”, possiamo finalmente parlare in positivo, (ri)cominciando dalla loro storia. Il vino naturale nasce prima che come pratica in enoteca, come filosofia. Padre spirituale è il botanico e pensatore giapponese Masanobu Fukuoka teorico del “non interventismo” in campo agronomico e botanico. Questo quindi cosa significa? La natura può fare da sé, all’uomo spetta solo il compito di assecondarla. I vini naturali, in vigna, saranno quelli con il minor intervento possibile. Al singolo viticoltore la scelta delle pratiche da adottare o meno. Quindi pressoché nessuna chimica, come nell’agricoltura biologica e biodinamica, aratura poco profonda, utilizzo di concimi naturali. Questa attenzione in vigna fa il paio con quella in cantina dove si tende a non aggiungere alcun additivo, a impiegare lieviti indigeni, a favorire le fermentazioni spontanee e a ridurre al minimo (se non a escludere completamente) i solfiti, fatta eccezione per quelli che si sviluppano naturalmente durante la fermentazione. Anche chiarificazioni e filtrazioni non sono viste di buon occhio.

Vino naturale quindi, almeno finora, può essere definito come vino quanto più possibile spontaneo. Ne erano convinti i pionieri della viticoltura naturale come i francesi Jules Chauvet e Marcel Lapierre che negli anni Settanta – anni del pieno trionfo della chimica – decisero di dire stop, cambiando in parte la storia. Con loro, dall’altra parte dell’oceano, Tony Coturri che armato di furgoncino Volkswagen portava per l’America il suo vino stile hippy. Prima bottiglia: 1979. Un movimento che però resta a lungo sottotraccia, anche a causa del coevo trionfo – lungo tutti gli anni Ottanta e inizio Novanta – di vini possenti, alcolici, muscolari che, talvolta, pur di piacere non rinunciavano a gonfiarsi artificiosamente. I vini naturali, forti però di una loro filosofia e di manifesti che cominciavano a popolare le pagine dei giornali specializzati e i sogni di molti appassionati, resistevano orgogliosamente. 

Vini naturali e legislazione 

Partiamo da un dato: non esiste un unico disciplinare di produzione che spieghi come fare un vino naturale. Esistono delle associazioni che hanno elaborato regolamenti di produzione stringenti, capaci di garantire vini che rispondono a una certa filosofia e un ben identificato metodo di produzione. Da qui al riconoscimento giuridico di “vino naturale” però la strada è molto lunga. C’è anche chi ha provato a metterlo nero su bianco dal punto di vista legislativo: la Francia, ça va sans dire. Nel 2020 infatti il Syndicat de Défense des Vins Nature riesce a far passare la possibilità di inserire “Vin méthode nature” in etichetta. Passano pochi mesi e già a settembre dello stesso anno la Direzione generale dell’agricoltura europea boccia l’iniziativa.

Sul banco degli imputati ancora una volta questo termine – “vino naturale” o “vin méthode nature” – che “quando spinge il consumatore a ritenere che il prodotto così designato abbia una qualità o salubrità superiore rispetto ad un altro vino che non riporta la medesima dicitura, suggerendo una differenza sostanziale nella sua composizione e natura, allora tale informazione è potenzialmente ingannevole e, quindi, contraria alle richiamate disposizioni del diritto UE” (Fonte Federvini). Nonostante questo stop e le ripetute polemiche (in Francia come nel resto d’Europa), vino naturale è ormai entrato nel vocabolario comune e, anzi, proprio negli ultimi cinque anni – complice anche una maggiore attenzione all’ambiente – è diventato il motore di un movimento sempre più numeroso. 

Vino naturale oggi (oltre le mode)

Il successo – unito a una mancanza di regolamentazione – è stato però in qualche caso deleterio aprendo la strada a un inseguire la naturalità a tutti i costi. 

Vino naturale, spontaneo, libero. La libertà, però, nella pratica enologica come nella vita, presuppone responsabilità, limiti, conoscenze. Intervenire il meno possibile significa sapere tutto della vite e del vino che ne sarà tratto. Studio ed esperienza sono fondamentali per la qualità. Il significato di vino naturale però non sarebbe completo senza rifarsi alla dimensione etica, ambientale. A sostenerlo anche il grande enologo Lorenzo Corino che nella sua definizione di vino naturale metteva al primo posto la biodiversità del terreno, la storicità culturale e la tradizione dei luoghi con la stessa dignità delle pratiche di allevamento della vite e di cantina.

Vino naturale: introdurlo e spiegarlo

Questo essere indefinibile per natura però diventa una qualità preziosa per chi deve introdurlo in carta dei vini o comunque rispondere alla domanda dei clienti. Giocare sull’unicità senza confinarlo in comparti stagni spinge al dialogo, al confronto e crea engagement con gli appassionati che siederanno al tavolo o al bancone del nostro locale. Il modo corretto di presentarlo è quindi partire dall’unicità di quella specifica etichetta, portatrice di una storia da raccontare al pari di tanti altri vini considerati convenzionali.

Naturale è un metodo di produzione, un approccio alla viticoltura da parte del produttore che si inserisce in un racconto dove territorio, vitigno, storia hanno altrettanta importanza. Un aggettivo che non serve a dividere ma, semmai, a legare.

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