Ecco dove va la birra italiana secondo Riva

Simonmattia Riva

Tra basse fermentazioni, stili inglesi classici e Italian Grape Ale: il Biersommelier campione del mondo nel 2015 ci racconta il suo punto di vista sul momento della birra artigianale in Italia

Simonmattia Riva è una delle personalità di spicco nel mondo della birra italiana (e non solo). Lombardo, ma con un forte amore per Genova (e il Genoa), negli anni ha vissuto questo mondo da ogni angolatura. Folgorato sulla via della birra da una Chimay Blu nell’ormai lontano 1993 – lo racconta lui stesso – Riva è relatore nei seminari internazionali dell’Institute of Masters of Beer e nel corso italiano per Biersommelier Doemens, giudice in numerosi concorsi birrari internazionali e titolare del micro pub Beer Garage a Bergamo. Ma anche scrittore, poiché nel 2022 ha pubblicato il suo primo libro dal titolo “La cultura birraria nelle antiche civiltà”. Impossibile poi non ricordare l’affermazione nel 2015 come Biersommelier campione del mondo. Lo incontreremo come docente in Timossi Academy, più volte durante l’anno.

– Biersommelier, publican, giurato di concorsi, scrittore. Quale etichetta preferisci, se ce n’è una?
Un’etichetta porta sempre con sé il rischio di fossilizzare l’identità di un individuo su una delle sue caratteristiche o su un momento della sua vita, per questo mi piace collezionarne tante, per evitare questo rischio. Battute a parte, l’etichetta che più mi piace è quella di appassionato di birra, dei suoi luoghi e delle sue storie che sono essenziali per capire l’identità di ciò che si ha nel bicchiere.

– Che periodo sta attraversando la birra artigianale in Italia? Dopo anni di crescita costante e la crisi del Covid, sta ripartendo?
La crescita del consumo pro capite è un’ottima notizia, la notizia meno buona è che la quota dell’artigianale è rimasta praticamente la stessa. Il momento non è facile perché dopo il Covid ora abbiamo a che fare con un potere d’acquisto dei consumatori eroso dai rincari generalizzati che hanno coinvolto, ovviamente, anche la filiera brassicola. Qualche vittima illustre, in tema di birrifici e locali, purtroppo c’è già stata e me ne aspetto anche altre. È un momento in cui servono lucidità, cautela e attenzione prima di fare qualunque passo che possa essere più lungo della gamba, in passato qualche impresa birraria si è lasciata un po’ troppo prendere la mano da un immediato successo e ne ha poi pagato le conseguenze.

Quali sono le tendenze nei consumi? Dopo le IPA e il ritorno delle basse, cosa aspettarci?
Il ritorno delle lager rappresenta sicuramente un’ottima occasione per i birrifici: da un lato si tratta di birre con costi di produzione più bassi rispetto alle IPA e derivati o ad altri stili ancora più estremi e che permettono quindi una migliore marginalità, dall’altro è anche più facile conquistare nuovi clienti, persone che fino ad adesso non si erano mai accostate all’artigianale, con una buona Pils o Marzen che con una Milkshake Double NEIPA. Una novità degli ultimi uno-due anni che mi fa molto piacere e che, di nuovo, può essere estremamente proficua per i produttori per gli stessi due motivi poc’anzi indicati, è la giusta attenzione che i nostri produttori stanno dedicando agli stili inglesi classici (Bitter, Mild, Porter) e al coraggio di realizzarli utilizzando finalmente lieviti e luppoli appropriati: ovvia conseguenza è stata che la qualità media delle “inglesi italiane” sia aumentata molto. La sfida per il futuro è avere buone birre artigianali “quotidiane” a prezzi ragionevoli accanto a specialità più impegnative (sour, IGA, barrel aged…) che logicamente devono costare di più e si consumano una volta ogni tanto.

Riscontri format innovativi, anche a livello internazionale?
Quello che si osserva, anche guardando i numeri del Great American Beer Festival, è che i grandi eventi stanno un po’ mostrando la corda. Credo che il futuro sia creare piccoli eventi tematici estremamente ben delineati che vadano a catturare, di volta in volta, peculiarità diverse del mondo della birra e degli abbinamenti.

Girando tra concorsi in giro per il mondo, come viene vista la birra italiana?
Le nostre produzioni e i nostri birrai godono di una grande e meritata stima ma non è certo notizia di oggi. Ciò che è forse più curioso è notare come le Italian Grape Ale (IGA) riscuotano un interesse enormemente più alto all’estero che nel nostro Paese: non è esattamente qualcosa di cui gli addetti ai lavori e gli appassionati di casa nostra debbano andare fieri ma è sicuramente uno spunto di riflessione.

– Alla Timossi Academy parlerai di birra e bicchieri. Qualche anticipazione?
Il bicchiere è molto spesso sottovalutato ma ha un’incidenza enorme sul profilo organolettico di una birra e ha influenzato in modo decisivo anche la sua storia: lo dimostreremo con il racconto del successo mondiale della Pils a metà Ottocento e naturalmente con assaggi mirati.

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