Come creare una drink list di successo per il proprio locale

Quando ci si avventura nella creazione di una drink list per il proprio locale, non esiste una formula universale di successo. Ogni locale ha la sua identità, la sua clientela e le sue peculiarità, e una buona drink list deve riflettere tutto ciò. Iniziamo con l’osservare da vicino il nostro pubblico: quali sono le preferenze dei clienti abituali e cosa cerca il turista curioso? Queste informazioni sono fondamentali per creare un menu che soddisfi le esigenze degli ospiti.

Valorizzare il territorio: il fascino dei prodotti locali

Oggi più che mai, i consumatori sono alla ricerca di esperienze autentiche e prodotti locali. In una drink list di successo, è essenziale inserire ingredienti provenienti dal territorio circostante. Dalle fresche produzioni di frutta e verdura ai liquori artigianali, l’inclusione di ingredienti locali non solo crea un legame con la comunità, ma offre anche un tocco di freschezza e originalità ai vostri cocktail.

Prodotti liguri per valorizzare il territorio

Breve è meglio

L’abbondanza di opzioni può spesso confondere i clienti anziché soddisfarli. Meglio optare per una drink list concisa e ben curata. Una selezione di signature cocktail e alcuni classici noti permettono ai clienti di navigare facilmente nel menu. Inoltre, è sempre utile indicare che il barman è disponibile per preparare i grandi classici non compresi nella lista ufficiale. La chiave è semplificare senza perdere l’autenticità e la varietà.

Gli home made: più di un motivo per utilizzarli

Distinguersi significa non essere uguali agli altri, proponendo qualcosa di diverso, unico. A questo scopo, possono venire in aiuto gli home made. Massimo Felice, trainer Timossi Academy, docente del corso “Miscelazione avanzata” proprio dedicato agli home made, spiega: “Gli home made sono la chiave per stuzzicare il cliente e ci aiutano a risparmiare, perché andiamo ad utilizzare il 100% della materia prima. Con la buccia degli agrumi posso preparare facilmente un oleo saccharum dai mille usi. Con la buccia dell’ananas posso aromatizzare un rum per i miei tiki, a costo zero. Ottengo così piccole sfumature che mi possono distinguere, senza andare incontro a particolari difficoltà”.

I motivi per utilizzare gli home made nella mixology

È tempo di semplicità

La tendenza attuale punta verso la semplicità e l’accessibilità. La drink list non è uno strumento per soddisfare l’ego di chi l’ha creata, ma piuttosto un veicolo per accontentare il cliente. Un linguaggio chiaro e una presentazione pulita sono essenziali per far comprendere ai clienti ciò che il locale offre. Meno barocchismi e più trasparenza: questa è la chiave per conquistare la clientela.

Drink list: questione di menu engineering

Creare una drink list di successo è un’arte che va oltre la semplice lista di cocktail. Il menu engineering implica l’uso sapiente di font, colori e disposizione grafica per guidare il cliente verso scelte che soddisfino entrambe le parti. “Gli algoritmi di lettura evidenziano che solitamente il cliente legge il menù partendo dal lato destro. A seconda del formato del menu – a pagina singola, a doppia o tripla pagina, dobbiamo posizionare in maniera differente quei cocktail che vogliamo spingere maggiormente” racconta Edoardo Banfi, trainer di Campari Academy, che sul tema del menu engineering terrà una masterclass in Timossi Academy. Sapere dove posizionare i cocktail chiave, quale font utilizzare e come giocare con i colori può influenzare significativamente le decisioni dei clienti.

Questione di menu engineering

Saper ottimizzare le risorse: la complessità a misura di personale

Una drink list elaborata richiede non solo ingredienti di qualità, ma anche personale altamente qualificato. È inutile proporre cocktail complessi se il personale non ha il tempo o le competenze necessarie per prepararli adeguatamente. Un menù deve essere in armonia con le risorse umane del locale. Il cuore di un locale è il bancone, ma le arterie sono i professionisti di sala che servono i clienti con passione e competenza.

Drink list: occhio al prezzo

Infine, non dimentichiamoci del fattore prezzo. Come calcolarli correttamente? Occorre scienza e coscienza. “Esistono precise formule matematiche per calcolare il drink cost e tanti suggerimenti pratici per settare il prezzo a seconda della tipologia di locale” conclude Edoardo Banfi. “Un tempo ci si affidava a moltiplicatori generici, per due o per tre, del drink cost. Oggi non funzionano più. Sono tanti i parametri da tenere in considerazione, dal prezzo dell’affitto, alla posizione, alla tipologia di locale”.

Condividi l'articolo

Altri articoli che potrebbero interessarti...